

il mio nome è Santiago, ho 13 anni e sono di Ambanà, un paesino bellissimo...
sopra le nuvole. No, che hai capito, nel senso che il mio villaggio è così in alto che alle volte le nuvole le vediamo dall’alto, vivo infatti a 4.335 metri sul livello del mare. Da casa mia, al mattino si vede un’alba che ti toglie il fiato: qui la gente si alza molto presto per fare chilometri a piedi e portare fuori gli animali, per cui è facile godere di questo spettacolo.
Qui non ci sono tante scuole, così quando ho sentito di una famiglia di italiani, la donna Sonia e il don Stefano, volontari dell’Operazione Mato Grosso, che stavano per aprire una scuola a Carabuco, sono andato con mio nonno fin là. Ci vogliono 5 ore a scendere,
e 6 ore circa a salire.
La scuola è intitolata al mio santo preferito,
Don Bosco, il santo di noi giovani. E poi lì insegnano a fare il falegname e i più bravi, alla fine della scuola, possono entrare in una cooperativa di falegnami che realizza mobili molto artistici, in puro stile andino.
Così posso evitare di andare a buttare la vita nelle pericolose città come La Paz e CochaHola
querido amigo italiano,
bamba o, peggio ancora, all’estero.
Sono stato preso alla selezione: hanno preso 44 tra i ragazzi più poveri. Io non ho mai conosciuto i miei genitori, se ne sono andati in città a cercare lavoro e nessuno li ha più visti, così mi hanno cresciuto i miei nonni, che vanno avanti con un po’ di orto e qualche animale.
La scuola inizia a febbraio e finisce a dicembre.
Io vado a casa ogni 15 giorni: parto la mattina del sabato alle 5 e per mezzogiorno
sono dai miei nonnini cari. Ritorno a Carabuco il lunedì pomeriggio,
dopo altre 5-7 ore a piedi, mamma mia come fa freddo da queste parti...a volte cammino svelto per scaldarmi, avvolto nel mio poncho di alpaca che mi ha fatto la nonna.
La mattina la sveglia è alle 6,30. Abbiamo
pochi minuti per lavarci e vestirci, perché alle 6,45 andiamo nella cappellina
a pregare, con tutti i professori, gli assistenti e Sonia e Stefano. Alle 7 entriamo in aula per la prima lezione, sino alle 8,30, ora della colazione.
Alle 9 rientriamo in aula, sino al pranzo delle 12. Il pranzo è molto umile: spesso è minestra di verdure, ortaggi e cereali, pane, riso. Nei giorni migliori c’è la carne, che qui costa tantissimo, o la pasta, se arriva dall’Italia con i container
dell’Operazione Mato Grosso.
Subito dopo pranzo, abbiamo un’ora di ricreazione e, anche se le scarpe che abbiamo sono tutte rotte, ci buttiamo giocare a pallone come fosse la finale di Coppa del Mondo!
Alle 14 entriamo nei laboratori di falegnameria
e ci rimaniamo fino alle 17: io sono già bravo a realizzare piccoli porta oggetti e sogno un giorno di regalare
un bel letto ai miei nonnini.
Dalle 17 alle 19,30 altre due materie in classe e poi a cena. La sera si chiude con la buona notte di Don Bosco: a volte giochiamo, scherziamo, facciamo delle scenette che raccontano qualcosa di simpatico che è successo nella giornata. Fino alle 21,30 che si va a letto, possiamo leggere, sistemare i quaderni, ricopiare gli appunti e poi...dolce nanna! Sono contento di frequentare questa scuola e ho sempre paura che possa chiudere per mancanza di soldi. Per questo motivo ti chiedo di diventare mio compagno di banco, restando in Italia...anche se mi fa piacere se poi vuoi venirmi a trovare.